Sono aperte le iscrizioni per il workshop completo SPEX online in italiano, tenuto da Cristina Nuñez nella nostra piattaforma e-learning, dal 15 settembre al 31 dicembre 2024.

Il prezzo: 490 euro (sconto del 10% per le iscrizioni entro il 10 luglio 2024)

Per iscrizioni, scrivici un messaggio qui.

Il workshop completo di autoritratto ha una durata di tre mesi, più due settimane per la mostra finale dei lavori. Ti permetterà di sperimentare SPEX su te stess*: un viaggio attraverso tutti gli aspetti della tua vita, per creare il tuo progetto visivo autobiografico a forma di libro fotografico, che verrà condiviso col gruppo (e con altr* partecipanti SPEX) nella piattaforma a fine workshop. Consiste in una serie di esercizi o temi dell’autoritratto, che stimoleranno il tuo processo creativo. L’obiettivo di SPEX è trasformare le tue emozioni e vissuti in opere fotografiche, lavorare sulle molteplici percezioni delle tue immagini per amplificare la tua percezione di te stess*, degli altri e del mondo. Il risultato di questi processi è la maggior conoscenza di sé e del proprio potenziale, l’empowerment e l’aumento dell’autostima (vedi sotto i feedback dei partecipanti).

Come funziona il workshop online?


– ti connetti quando vuoi, tranne per i 4 Zoom di gruppo. Date: 28 settembre, 26 ottobre, 23 novembre e 28 dicembre 2024, sempre 19-21.
– leggerai gli esercizi di autoritratto, la metodologia e i criteri di percezione e t’ispirerai con le gallerie di immagini
– produrrai, selezionerai e caricherai le tue foto nelle tue gallerie fotografiche
– imparerai a lavorare sulle molteplici percezioni e sulla scelta delle immagini
– riceverai commenti approfonditi dagli altri partecipanti e da me, e commenterai le foto degli altri partecipanti
– lavorerai in piccoli gruppi in videochiamata sulla percezione d’immagini, il dialogo tra le immagini e la costruzione dei progetti autobiografici.
– imparerai a far dialogare le immagini tra loro, a costruire sequenze e il tuo progetto autobiografico.
– potrai connetterti con gli altri partecipanti e con me sul gruppo Whatsapp e nel forum.
– faremo quattro Zoom di gruppo, durante il workshop e altre videochiamate dei sottogruppi.
– avrai tre sessioni individuali con Cristina durante il workshop
– ci saranno, oltre a Cristina, due facilitatrici di sostegno.

Prima dell’iscrizione, è indispensabile vedere i due video di Cristina Nuñez, e il video di presentazione del workshop (vedi sotto):

https://youtu.be/y8K_pCI_14g
Someone to Love

https://youtu.be/V7LWU0JxTsw
Higher Self

Il workshop completo ti permetterà di accedere alla formazione per facilitatori che partirà a fine 2025. Guarda il video di presentazione del workshop completo e la formazione per facilitatori certificati SPEX. 

 

Feedback dei partecipanti del workshop online 2020:

Per me è stata un’esperienza straordinaria che avrà sicuramente delle influenze anche nel futuro, a workshop e progetto finito, non è assolutamente un’esperienza fine a sé stessa. Inoltre, sono molto felice di aver condiviso tutto questo con dei compagni di viaggio meravigliosi: non è scontato condividere cose così profonde e quando lo si fa permette di creare delle alleanze incredibili che sono sicura si manterranno nel tempo.

Sento che qualcosa è cambiato. Sono sicura che grazie a questo percorso io sono riuscita ad avvicinarmi di più a me stessa e questo ha avuto delle conseguenze: sono riuscita a comprendere meglio e a fare pace con alcuni aspetti di me con cui prima ero moltissimo in contrasto e questo, ovviamente, ha ulteriori conseguenze sulla mia autostima, infatti mi sento più sicura di me e più forte.

Il mio percorso con lo SPEX non ha solo avuto delle conseguenze dentro di me, ma anche fuori: grazie agli esercizi proposti sono riuscita ad avviare e consolidare un processo di riavvicinamento con le mie radici, sia in termini di luoghi che famigliari.

Per me il progetto è stata un’ancora di salvezza in questo periodo, non so come sarei uscita ad affrontare la malattia di mio padre se non avessi avuto il progetto a sostenermi. Ci sono aspetti diversi del metodo che, credo, siano venuti in gioco, per esempio scattare le foto in ospedale, di notte, mi ha permesso di esprime l’angoscia che mi assaliva a stare seduta lì al buio, ascoltando il respiro difficile di mio padre e il rumore del respiratore, a materializzarla e poterla guardare, era lì davanti a me in una foto. Era qualcosa di tangibile, non più un magma indistinto che mi premeva il petto, togliendomi il respiro, impedendomi di muovermi, e come tale la potevo affrontare. Quando poi mi padre è stato meglio, fotografarci insieme o fotografarlo con mia o mio fratello è stato un modo per ricostruire un relazione intima nuova. Molte cose nel frattempo erano cambiate io ero cambiata e anche lui.

L’analisi delle mie opere mi ha portata ad avere visioni di me molteplici e la costruzione del progetto mi ha permesso di indagare un tema fondamentale nella mia vita donandomi visioni alternative della mia storia e del mio essere.

Inizialmente è stato difficile prendere confidenza con la macchina e avevo la percezione di produrre immagini senza alcun tipo di legame. Quando ho iniziato non avevo minimamente idea di quale tipo di progetto avrei creato, è stato chiaro solo verso la fine. Una volta svolti più o meno tutti gli esercizi, ho notato alcuni elementi i comune e grazie anche ai consigli di Cristina e del gruppo ho focalizzato la mia attenzione sul rapporto di coppia. Ho iniziato a scrivere, ho continuato a scattare e a fare video, finchè sono emersi con forza i temi della passione e della mia idea di amore. Così mi è parso chiaro che il progetto rispondesse ad un bisogno di raccontare una parte della mia vita che credo abbia condizionato profondamente me stessa e il mio modo di vivere le relazioni. Solo alla fine, dopo aver pubblicato il prodotto finale ho avuto la sensazione di quanto ora mi appaia così chiaro un processo iniziato nella completa oscurità dell’inconscio.

Sono riuscita a esprimere ansia, noia, solitudine, rabbia e rassegnazione e rappresentarle è stato uno strumento prezioso per affrontarle e dar loro voce. Di solito fatico molto a verbalizzare questi stati d’animo, imprimerli in uno scatto e rielaborare quei vissuti in modo alternativo attraverso i metodi di analisi mi ha dato la libertà di raccontarmi.

Sicuramente questo processo è stato anche un processo di crescita emotiva e di consapevolezza di sè. Aver iniziato e concluso un percorso e la creazione di un progetto di cui posso dirmi soddisfatta sono due elementi che hanno sicuramente influito sulla mia autostima. Non è soltanto lìaver accettato immagini di me che in qualche modo mi turbano o che non accetto, ma anche essere riuscita a fare tutto questo mi ha fatta sentire potente, presente a me stessa e viva.

Rispetto al tema trattato nel mio progetto è come se si fosse alleggerito il carico emotivo e ora sentissi quelle emozioni, ma in modo più consapevole. Ha stimolato la mia creatività e il mio interesse nel continuare questo percorso, ha suggerito storie diverse da quella che credevo di raccontare.

E servito a rielaborare un aspetto della mia vita che ritenevo in qualche modo problematico e risignificare alcuni vissuti emotivi legati ad esso. Ad esplorare le mie emozioni e le reazioni alla loro espressione. A indagare le mie relazioni affettive, le emozioni legate ad esse.

Ogni volta dopo una sessione di autoscatti in cui esprimevo emozioni difficili dopo mi sentivo meglio, più leggera.

L’autostima è sicuramente aumentata per tante ragioni. l’allestimento del setting, come sistemare la macchina, l’inquadratura, lo scatto, la scelta delle foto, tutto questo richiede attenzione e ci si confronta con delle scelte anche tecniche e quando si vedono i risultati finali ossia le foto si prova una certa soddisfazione. Poi quando si fa il lavoro di percezione sulle proprie foto, dopo un pò si riesce a guardarsi sempre con minor giudizio inoltre i feedback degli altri sono fondamentali per aiutarci a dare altri significati alle nostre foto che molto spesso ci arricchiscono.

Lavorando con le immagini si impara ad aver maggiore confidenza con le proprie emozioni. Inoltre quando si fa la sessione sulle emozioni e ci cerca di contattarle per rappresentarle si impara anche a gestirle meglio.

Mi ha aiutato a mettere ordine nella mia storia, riorganizzare le immagini in una narrazione permette di dare un senso, a volte nuovo e sicuramente più chiaro alla propria storia.

Il metodo e il contesto che ha creato mi ha permesso di aprirmi agli altri e anche a me stessa, soprattutto a livello emotivo. Credo che sia stato liberatorio, è stato come far cadere delle maschere e abbandonarsi.

Ad oggi noto in me un cambiamento in questi termini: mi sento più tranquilla nell’ascolto e nel dare spazio alle mie emozioni, ma anche nel condividerle con gli altri. Inoltre, grazie al metodo ho scoperto quanto le emozioni possano creare qualcosa di davvero forte e potente a livello anche extrapersonale, al punto da essere “un’opera d’arte” e questo mi incuriosisce e mi affascina, portandomi ad avere un approccio diverso alle mie emozioni, soprattutto a quelle negative.

Una volta ho letto un articolo in cui si diceva che essere adulti, significa perdonare i propri genitori, smettere di incolparli di ogni nostro fallimento. Accettare che non sono perfetti e infallibili e che non lo siamo neanche noi, perdonare noi stessi per averli delusi, per non essere stati all’altezza, per lasciare infine spazio all’amore. Ecco il progetto mi ha aiutato a fare questo, a perdonarmi e a perdonare, a essere almeno un po’ più adulta, qualsiasi cosa significhi. Allo specchio vedo una persona diversa, più autonoma, più sicura, capace di inventare se stessa in un modo nuovo, anche inconsueto direi. E questo mi ha fatto sentire meravigliosamente bene.

E’ strano, direi che è stato come guardare le miei emozioni alla specchio, come se buttandole fuori prendessero vita oltre me, al di fuori di me, fossero altro da me e le potessi guardare, osservare, ci potessi dialogare, e anche scacciare, allontanare da me. C’è stato un episodio molto bello, se così vogliamo dire, in cui ho vissuto tutto questo in modo veramente profondo e il metodo mi ha permesso di liberarmi di un’emozione così difficile che non avevo trovato modo di esprimere altrimenti e che mi stava lacerando dentro. Un giorno, all’inizio del periodo di quarantena, ho avuto una discussione molto difficile con il mio compagno, cercavo di fargli capire quanto mi sentissi frustrata in questa nuova situazione, ma non riuscivo ad esprimere il dolore, il senso di costrizione, di impossibilità di progettare un futuro. Allora mi sono rifugiata in camera e mi sono scattata delle foto, così al volo, mentre piangevo, mentre cercavo di buttare fuori la rabbia, il senso di impotenza, ma anche la forza con cui volevo che le cose cambiassero, che lui mi capisse e potessimo trovare un punto d’incontro, perché non riuscivo a spiegarmi, perché non capiva? Dopo aver fatto le foto mi sono sentita come placata, sono riuscita a smettere di piangere, mi sono sentita meno frustrata, meno vuota, meno infelice, più conscia di me, di chi ero, di cosa volevo. Qualche giorno dopo ho riguardato le foto e ho visto molte cose che non mi aspettavo, rabbia, disperazione, impotenza, ma anche forza, tanta forza e determinazione. E poi ho messo le foto sulle piattaforma e ho ricevuto due percezioni bellissime, di cui una è stata veramente catartica, chi l’aveva fatta era riuscita a trovare le parole che non avevo trovato io ed ad esprimere tutto quello che volevo. Mi ha toccato veramente nel profondo.